Mari Stella

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza della nostra lettrice Mari Stella Charpentier, 35enne genovese con due figlie piccole, conosciuta sul gruppo Noi che il Covid l’abbiamo sconfitto. 

I primi sintomi

“Sono un soggetto asmatico e lavoro in una catena di supermercati. A febbraio 2020 ho iniziato ad avere dei dolori fortissimi, da mancare il respiro, alla schiena. Su consiglio del medico feci un ecografia allo stomaco per accertamenti sulla presenza o meno di calcoli. Ho avuto qualche episodio di febbricola, mentre a lavoro, gia da gennaio, vedevo dei miei colleghi generalmente sempre presenti a lavoro che si assentavano, ma nessuno si pronunciava su quel che stava accadendo.

La situazione peggiora, ma niente tampone

A metà marzo circa, la mia condizione è peggiorata. Mi sono dovuta assentare dal lavoro per circa 15 giorni perché non respiravo bene (dormivo con 2 cuscini per poter respirare), avevo continue crisi respiratorie (non dovute all’asma), tosse, febbre, problemi intestinali, dolori forti alle ossa, inappetenza, perdita gusto ed olfatto. Ero monitorata dal mio medico di base ma, nonostante sapesse tutti miei sintomi, tutta la mia situazione lavorativa (lavorando in un supermercato nel lockdown eravamo sempre aperti ed operativi) e di rischio vista la mia asma, non mi ha mai visitata di persona e non mi ha dato la possibilità di fare un tampone per verificare la presenza del virus covid-19; mi ha solo prescritto Tachipirina e Augumentin.

Nessuno risponde

Per 10 giorni non ho avuto le forze di alzarmi da letto, ho provato a chiamare vari numeri di emergenza messi a disposizione dalla regione per autodenunciarmi ma, visto che la mia febbre non è mai stata altissima, mi rispondevano tutti di non preoccuparmi. Così io ad aprile mi sono fatta forza e sono tornata a lavorare, ho resistito per quasi un mese, a maggio però ho avuto un ulteriore crollo.

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La crisi

Da questo momento è iniziata la mia odissea perché non riuscivo a fare una doccia che mi sembrava di aver scalato l’Everest, facevo terribilmente fatica a fare qualsiasi lavoro quotidiano, da una semplice rampa di scale o ad una pulizia in casa, nonostante io sia sempre stata una donna dinamica e lavoratrice, ma avevo continui sintomi di forte stanchezza, difficoltà respiratorie e forti dolori alla schiena.

Il test sierologico

La mia dottoressa, sempre informata dei fatti, mi liquidava prescrivendomi il cortisone, a questo punto prendo la situazione in mano da sola e mi reco a fare il sierologico e risulto positiva agli Igg e negativa agli Igm (29 maggio). Informando la dottoressa del risultato, lei mi liquidò ma questa volta mi inca**ai e pretesi il tampone (secondo la mia dottoressa non serviva a nulla). Riuscii ad ottenerlo e dopo una settimana di quarantena la dottoressa che venne a farmi visita per fare il tampone face anche una visita generale e mi fece prescrivere dalla dottoressa della mutua una lastra al torace perché sospettava che avessi avuto una polmonite. L’ esito del tampone arrivò a inizio giugno con esito negativo (fatto solo a me e a nessun altro della mia famiglia che nel frattempo si era fatta insieme a me la quarantena).

Cure private

Da questo momento iniziai a curarmi privatamente con visite specifiche. Iniziai da una spirometria che non fu bellissima, un ECG al cuore che non fu altrettanto bello, quindi decisero di ripeterlo ma sotto sforzo, e l’esito fu preoccupante per il medico, che mi spaventó dicendomi che “avevo una brutta cartella clinica ed un cuore molto stanco, specialmente per la mia età”, e che dovevo fare ulteriori accertamenti in ospedale perché lui non se la sentiva.

Casi non dichiarati

Ho avuto problemi anche alle gambe, specialmente alla gamba destra dal polpaccio in giù mi si gonfiava e si anneriva, facevo fatica a camminare o a stare in piedi in generale, fino al punto che una notte ho dovuto chiamare una guardia medica che mi visitó e mi disse che nel mio paese c’erano un sacco di casi di covid-19 che non erano stati dichiarati.

Feci una visita cardiologica dove risulta una lieve insufficienza alla valvola mitralica, i miei battiti si alzano a 120 e si abbassano improvvisamente a 60/70.

Inoltre andai a fare i raggi al torace che risultavano negativi e la mia dottoressa quindi mi liquidò ancora una volta nonostante  il mio malessere, e mi prescrisse solo del Supradin. A questo punto cambio dottore della mutua e cerco un pneumologo privato per farmi seguire. Dopo la visita dal pneumologo decise di prescrivermi una tac al torace per controllo covid-19 dalla quale risultò un addensamento polmonare.

Il mio nuovo medico della mutua mi disse che si trattava di polmonite e che le mie condizioni non fossero buone e si rese conto del mio malessere prescrivendomi quindi antibiotico e cortisone per 10 giorni, arrivando quindi a luglio.

Alti e bassi

Finalmente i primi di agosto mi sentivo meglio, il dolore alla schiena era sparito ma mi rimane sempre una saturazione ballerina e riuscii a diminuire il mio medicinale dell’asma. Verso la fine di agosto ho fatto altri 2 cicli di antibiotico a causa di una ricaduta con mal di gola e sospetta mononucleosi.

Ad agosto iniziai anche un percorso di psicoterapia perché tutte queste visite,  questi malesseri e questo continuo dover stare in casa mi ha fatto psicologicamente male. Ho avuto un periodo dove perdevo molti capelli, avevo molto stress e mi sono spaventata. Ancora oggi soffro di perdita di memoria e faccio fatica a concentrarmi. Ora riesco ad uscire a fare qualche passeggiata, ma a fatica.

E si torna al lavoro

Il dottore dell’azienda in cui lavoro non mi ha dato ancora l’idoneità, tornerò a meta ottobre ma con orario ridotto. Faccio fatica a parlare perche sono inca**ata dal trattamento ricevuto dalle varie istituzioni, mi sono sentita e mi sento abbandonata tutt’ora perché nella mia regione non ci sono controlli gratuiti per chi ha avuto il covid-19 anche da casa.

Mi sono dovuta curare privatamente e a spese mie e comunque non sono ritornata al 100% delle mie forze. Sono inca**ata anche per il mio lavoro: credo di aver preso il virus nell’azienda.  Alcuni colleghi lo hanno avuto ma i miei datori di lavoro non hanno informato nessuno; hanno fatto in modo di insabbiare il tutto, rimanendo sempre aperti come se niente fosse successo.

Sono inca**ata col mio responsabile di reparto in quanto, oltre al danno, ha colto l’occasione per farmi mobbing.

Lunedì dopo quasi 6 mesi, tornerò a lavorare, dove girano senza mascherina. Io ho paura perché, secondo il secondo sierologico, ho perso l’immunitá contro il virus e quindi potrei riprendermelo, come mi ha confermato il mio pneumologo”.

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