Liliana Segre

Liliana Segre, 90 anni, oggi alla Cittadella della Pace di Rondine, borgo vicino ad Arezzo, ha tenuto la sua ultima testimonianza pubblica, da sopravvissuta ad Auschiwitz, per ricordare il dramma della Shoah.

Ad onorarla erano presenti il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, Gaetano Manfredi, ministro dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, vicedirettrice dell’Unesco con delega all’educazione; Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Luigi Di Maio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione, Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, Lucia Azzolina, ministra dell’Istruzione, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

L’intervento, che ha provocato momenti di reale commozione, si è conlcuso con la standing ovation dei 600 presenti fisicamente alla cerimonia e delle migliaia di studenti che l’hanno seguito in diretta TV.

Le leggi razziali

“Con le leggi razziali ci fu un’escalation di paura: fummo trattati da nemici della patria. Eppure in quel clima di paura ci fu chi rischiò la vita per tenermi nascosta. Allora anche un neonato poteva essere considerato un nemico del grande Reich tedesco – ha detto, tra le altre cose, la senatrice a vita – Io sono viva per caso, ma io volevo vivere. Pensavamo alla vita a come sarebbe stata dopo, sognavamo prati verdi, i giochi dei bambini…”.

L’ingresso ad Auschwitz

“Entrando a Auschwitz, in quella distesa di baracche, sono come impazzita. Ho salutato mio padre e non sapevo che non l’avrei più rivisto. Entrammo nella baracca che ci era stata assegnata e capimmo che avremmo dovuto dimenticare il nostro nome, da allora in poi saremmo diventati un numero, un numero tatuato sul braccio: il mio era 75.190. Ci tolsero tutto, non ci lasciarono niente”.

“Manicomio”

“Ci guardavano in giro senza sapere chi eravamo. E poi la domanda più angosciante: cosa c’era in fondo a quel lungo viale, che terminava con un camino da dove usciva del fumo? Ci fu risposto: “quelli che non lavorano vanno nella camera a gas e vengono bruciati”. E lì per lì ci dicemmo che quelle ragazze che ci avevano risposto erano ‘pazze’. Pensavamo di essere finite in un manicomio. Non era normale credere di essere arrivati in un posto del genere”.

“Non diventai disumana”

“Gli aguzzini nazisti volevano che noi diventassimo disumani. Dopo il distacco da mio padre, io avevo paura di tutto, non cercavo le amicizie, perchè avevo paura di perderle. Ma tra di noi c’era una vicinanza che in qualche modo ci tenne in vita, ci fece credere alla vita”.

 

SOSTIENI TINATODAY



Tinatoday è un progetto nato dall'idea di un gruppo di giornaliste: creare un giornale scritto da donne per le donne, uno sguardo femminile sul mondo in cui viviamo, troppo spesso raccontato da voci maschili e/o male oriented. Tinatoday parla di fatti di cronaca, politica, economia, anche con approfondimenti, video, interviste ed inchieste. Per continuare a fare questo lavoro abbiamo bisogno del vostro sostegno, anche piccolo.

Per aiutarci a far crescere Tinatoday clicca qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

TinaToday supplemento quotidiano a LineaNews - Agenzia di stampa fondata da Francesco Brasco nel 1994 - reg. Trib. Vicenza n. 1067 del 18/11/2003
- dir. resp. Francesco Brasco - Direzione e redazione: Piazza delle Biade, 5 - 36100 Vicenza